Per tutta la carriera, ogni tuffo di Tania Cagnotto in gara ha avuto una giuria: giudici a bordo vasca, voti da zero a dieci, mezzi punti compresi. Ogni tuffo valutato e messo in classifica.
Da noi, al Luxury Camp at Union Lido, si è tuffata da un letto.
Nessun giudice, solo un’idea di Nicola, il nostro direttore, un mio sì e Tania Cagnotto che è stata al gioco.
Adesso ti racconto tutto perché, per arrivare a quel tuffo, siamo dovuti passare da una cosa che nel mio lavoro conta molto più di qualsiasi reel: entrare in sintonia con chi avevamo davanti.
Parto da un aspetto che per me è importante: ospitare una persona famosa non significa trattarla diversamente.
Da noi non esiste un flag VIP accanto ai nomi conosciuti. L’unico segnale particolare che utilizziamo riguarda la massima riservatezza, quando viene richiesta dall’ospite attraverso il suo agente o manager.
Il servizio è lo stesso per tutti i nostri ospiti.
Sarei poco sincero, però, se ti dicessi che dentro di me non cambia assolutamente nulla. Quando arriva qualcuno di cui conosci la storia, che hai visto gareggiare o che stimi per quello che ha fatto, un po’ di soggezione è inevitabile.
Con Tania per me c’era, e non solo con lei!
Era arrivata in vacanza con suo padre, Giorgio Cagnotto, quattro medaglie olimpiche, e con sua madre, Carmen Casteiner, anche lei tuffatrice olimpica e cinque volte campionessa italiana dalla piattaforma.
Una famiglia che ha attraversato generazioni dello sport italiano e che conosce molto bene cosa significhi essere osservati, giudicati e, soprattutto, guadagnarsi un risultato.

In quei giorni mi è tornata in mente una frase di un altro sportivo a cui sono molto legato, perché racconta bene un certo modo di intendere il successo: Bud Spencer.
Due modi di essere giudicati
A Bud Spencer ho dedicato la nostra Encore Suite, dove Gio Bressana lo ha dipinto. Ne avevo scritto anche qui: Bud Spencer avrebbe amato questo posto. Me lo disse sua figlia.
Prima di diventare Bud Spencer, Carlo Pedersoli era stato un nuotatore olimpico. Nel 2009, intervistato da Avvenire, fece una distinzione che mi è sempre rimasta impressa:
“Io distinguo due tipi di successo: quello che ho avuto nello sport e quello nel cinema. Il primo è mio e non me lo leva nessuno. Il secondo è quello che il pubblico ha deciso di darmi e che mi ha permesso di fare 120 film.”
Nello sport la popolarità arriva dopo il risultato: un cronometro o un voto alla volta.
Forse è anche per questo che sentivo così tanto il giudizio di Tania e della sua famiglia: appartenevano a un mondo in cui ogni risultato va guadagnato.
C’era poi un’altra cosa che mi interessava ancora di più, Tania era lì con suo marito e le loro due bambine.
Quando arriva una famiglia, io non penso soltanto alla persona che ha scelto la struttura o al nome che compare sulla prenotazione, perché l’esperienza non appartiene solo a lei.
Puoi conquistare chi ha prenotato e annoiare i suoi figli.
Puoi soddisfare perfettamente le esigenze di una persona e mettere a disagio chi viaggia con lei.
Succede con una famiglia famosa esattamente come con qualsiasi altra famiglia ed è per questo che le mie attenzioni erano anche per loro.
Quello che mi colpì fu la semplicità con cui stavano insieme. Vederli passare dei bei momenti in un ambiente che avevamo contribuito a creare, insieme naturalmente a tutto quello che offre Union Lido, mi dava una soddisfazione particolare.
Poi, a un certo punto, è successo qualcosa che nessuno aveva progettato.
Il tuffo senza giuria
Ho l’abitudine di chiedere agli ospiti perché abbiano scelto proprio il Luxury Camp.
L’ho chiesto anche a Tania, abbiamo parlato, mi ha raccontato i suoi motivi e piano piano si è creata quella familiarità che ci ha permesso di smettere di comportarci come “struttura” e “cliente” e iniziare semplicemente a parlare tra persone.
Un giorno Nicola, il nostro direttore e mio braccio destro, se n’è uscito con un’idea: “Perché non la facciamo tuffare dal letto della Mirror Suite e si ritrova nella piscina della spa?”
La mia risposta è stata più o meno: “Vabbè, sarebbe troppo figo.”
Tania è stata al gioco con entusiasmo ed è nato questo reel.
Mi piace ancora oggi, ma non per il reel in sé: mi piace per tutto quello che è dovuto succedere perché potesse esistere.
Prima la relazione, poi il reel
Del Luxury Camp abbiamo progettato molte cose: la Mirror Suite, il letto, la piscina, l’esperienza che vogliamo far vivere ai nostri ospiti, quel tuffo no!
A un certo punto l’ospite può smettere di essere soltanto la persona per cui stai costruendo un’esperienza e diventare qualcuno con cui quell’esperienza la stai costruendo.
È questo che intendo quando dico che mi piace far sentire gli ospiti parte della squadra.
Non significa confondere i ruoli o rinunciare al servizio, significa creare abbastanza familiarità perché, quando dall’altra parte c’è la stessa disponibilità, possa nascere qualcosa che nessuno aveva previsto.
Possiamo creare le condizioni perché qualcosa accada e poi lasciare abbastanza spazio a chi lavora con noi per avere un’idea, abbastanza attenzione per capire se sia il momento giusto per proporla e abbastanza sensibilità per rinunciare quando non lo è.
La stessa proposta, fatta alla persona sbagliata o nel momento sbagliato, verrebbe vissuta come invadenza e non come ospitalità.
Se avessimo accolto Tania pensando che avere una campionessa olimpica al Luxury Camp fosse un’occasione per produrre un contenuto, probabilmente non avremmo mai realizzato quel video.

Non abbiamo creato una relazione per poter fare quel reel.
Abbiamo potuto fare quel reel perché prima si era creata una relazione.
Per me l’ospitalità è anche questo: non riempire l’esperienza di momenti memorabili decisi a tavolino, ma costruire un ambiente in cui le persone possano crearne alcuni insieme.
Prima di pubblicare questo pezzo l’ho mandato a Tania.
Fin qui ti ho raccontato quello che ho visto io, il mio punto di vista, ma ero curioso di sapere come avesse vissuto lei quei giorni.
Mi ha risposto:
“Grazie Mattia per la bella settimana, per l’accoglienza e per averci fatto sentire a casa.”
In questa newsletter ho parlato di sintonia, familiarità, relazione, di ospiti che a un certo punto smettono di sentirsi semplicemente clienti.
Tania, molto più semplicemente, ha scritto: “ci avete fatto sentire a casa”.
Credo che basti questo.




Ecco, queste sono cose che l’AI non sostituirà mai. Le vere relazioni e le attenzioni che dai ai tuoi ospiti! Argomenti più che in linea per dare in pasto a Substack la qualità che vogliamo tutti! Avanti @Substack inizia a premiare questi contenuti di qualità e grazie di esistere!!