Come uso l’intelligenza artificiale e dove mi fermo
Oggi un algoritmo ti progetta un hotel intero. Pianta, arredi, palette, nome, descrizione, tono di voce.
Ne ho visti parecchi di hotel, e il problema non è che siano brutti. Il problema è che sono corretti e non lasciano niente. Ci passi tre giorni e non ti resta addosso una sola cosa.
Nel mio mestiere l’ho imparato prima che nella scrittura: quello che distingue un posto non è ciò che si vede nelle foto, è ciò che qualcuno ha deciso quando i conti non tornavano. Con i testi funziona uguale. Per questo metto per iscritto come uso l’intelligenza artificiale qui dentro.
Non è una confessione. È una scelta editoriale, e ne rispondo io.
Il principio
L’AI entra nel mio processo di lavoro. Non entra nel mio giudizio.
Può aiutarmi a tenere in ordine otto anni di appunti, a farmi domande scomode prima che scriva, a controllare se mi sto ripetendo. Non può avere un’opinione sul lusso, perché non ha mai aperto una struttura la mattina, non ha mai firmato un turno, non ha mai pagato una fattura né gestito un reclamo alle due di notte. La materia prima di quello che leggi è quella e non è delegabile.
Detto in breve: le decisioni sono mie, gli strumenti sono strumenti.
Come la uso
La uso in punti precisi del lavoro, quasi sempre prima di scrivere e mai al posto di scrivere.
La uso per tenere insieme il mio archivio: appunti presi in stagione, frasi sentite alla reception, articoli che ho studiato, numeri che avrei perso. Otto anni di materiale sparso diventano qualcosa che riesco a ritrovare.
La uso per mettere alla prova un ragionamento. Quando ho un’idea che mi sembra giusta le chiedo di attaccarla, di dirmi dove non regge, di farmi le domande che mi farebbe un lettore che non è d’accordo con me.
La uso per verificare. Se cito una fonte, una data, una cifra, voglio essere sicuro che sia esatta prima di pubblicarla, e voglio sapere se qualcuno l’ha già scritta meglio di me.
La uso per capire se sto dando per scontate cose che scontate non sono, il che è il rischio di chiunque faccia un mestiere da troppo tempo.
Come non la uso
Non le chiedo di pensare al posto mio, e non le chiedo di avere un punto di vista che dovrebbe essere il mio.
Non le faccio scrivere le cose che nascono dall’esperienza diretta: quello che ho visto succedere in struttura, quello che ho sbagliato e pagato, le persone che ho conosciuto, la sera in cui ho capito qualcosa.
E soprattutto non le lascio la voce. Se una frase suona bene ma non è il mio modo di dire le cose, la tolgo. Preferisco una riga un po’ storta, ma mia che una perfetta e di nessuno. È esattamente la differenza tra un albergo che ha un’anima e uno che ha un buon architetto.
Quattro cose che non le passano mai
I fatti sulla mia struttura e i numeri che pubblico: li conosco perché li ho vissuti, e li verifico io.
Le storie personali: mio zio al Cipriani, la laguna, gli ospiti, gli errori. Se le raccontasse una macchina non varrebbero niente, ed è l’unica materia che nessuno può copiarmi.
Il giudizio sui posti. Quando dico che una struttura vale, o che non la consiglio, quella è una mia responsabilità professionale: non la delego a un sistema che non ci ha mai dormito.
Le scelte che faccio per te quando ti progetto un viaggio. L’AI non sceglie dove ti mando. Ti mando dove manderei me.
La responsabilità
Tutto quello che pubblico passa da me: lo rileggo, taglio le frasi generiche, controllo i dati, chiarisco le cose ambigue. Se un testo non dice quello che penso davvero, non esce.
Quindi vale la regola più semplice che c’è: se qui dentro trovi un errore, l’errore è mio. Se trovi qualcosa che ti serve, è mio anche quello.
Perché te lo dico
Perché oggi distinguere un testo scritto da una persona da uno assistito da una macchina è difficile e fingere che questi strumenti non esistano sarebbe più comodo che onesto.
E perché qui ti chiedo di fidarti del mio giudizio su dove dormire, su cosa vale i tuoi soldi, su chi merita il tuo tempo. Una fiducia così la puoi dare solo a qualcuno che ti dice come lavora.
Questo testo cambierà
Gli strumenti cambiano in fretta, e il modo in cui li uso cambierà con loro. Se cambia in modo significativo, aggiorno questa pagina invece di lasciarla lì a fare bella figura. Sapere dove fermarsi fa parte del mestiere.
Vale per un hotel e vale per un testo.
Mattia Ferro




Chapeau! ✨